In principio era l’Outsourcing (esternalizzazione)

Già, perché l’idea di demandare l’infrastruttura IT a una azienda esterna non è nuova e non è nata con il Cloud. Indietro di qualche anno (diciamo 10-15) la proposta di grossi provider e aziende che offrivano il servizio di outsourcing era semplice:

Tu metti i tuoi server e storage nei miei datacenter e io te li gestisco.

Oggi questo servizio è ancora disponibile, ma il Cloud ne è diventato una evoluzione più dinamica e flessibile.

Ma ti sei mai chiesto quali sono i veri motivi che spingono le aziende ad adottare questo tipo di risorse?
Perché le aziende decidono di mettere tutti i loro dati, applicazioni e servizi su una infrastruttura esterna?

Per alcune aziende può essere di grande valore avere già chiara la spesa per l'infrastruttura IT per gli anni successivi, anche nei casi (la maggioranza) dove la spesa totale su 5 anni è maggiore di quella che sosterrebbero comprando internamente l'infrastruttura.

Il motivo principale per cui le aziende passano al Cloud o esternalizzano

Il primo motivo (e il principale) è economico, non perché esternalizzare costi meno che gestire tutto internamente (anzi, nella maggioranza delle volte è vero il contrario), ma perché in questo modo possono trasformare una spesa CAPEX in una spesa OPEX.

Ok, ma che cavolo sono questi due cugini di Asterix e Obelix?

Hai ragione, facciamo un passetto indietro e introduciamo questi due paroloni inglesi che in realtà sono molto semplici:

  • Capex, dall’iglese CAPital EXpenditure, sta per spese in conto capitale, ovvero quelle spese affrontate per acquistare beni che rimangono nel patrimonio aziendale.
  • Opex, dall’inglese OPerating EXpense, sta per spesa operativa, ovvero quelle spese affrontate per i costi operativi e di gestione aziendali.

Ok, ma io non ho ancora capito, puoi fare un esempio?

Certo! Rubo l’esempio direttamente da wikipedia: l’acquisto di una fotocopiatrice è da considerarsi CapEx, mentre il costo annuale per carta, toner, alimentazione e manutenzione rappresenta l’OpEx.

Bene, a questo punto se riprendiamo il discorso sull’ esternalizzazione capirai che se l’azienda compra l’infrastruttura internamente questa sarà sua di proprietà e la spesa sarà alta inizialmente (al momento dell’acquisto) e molto più bassa negli anni successivi (fino ad un nuovo acquisto).

Se invece l’azienda esternalizza, i costi saranno regolari e sempre uguali (al netto di aumenti da parte di chi eroga il servizio), ma non saranno di proprietà.

Quindi dopo questo spiegone cosa cambia all’azienda se spende di più in un anno e poco nei 2/3 successivi o sempre uguale ogni anno?

Semplice e in una sola parola: Prevedibilità.

Gli altri motivi che portano le aziende a passare al Cloud o a esternalizzare

Gli altri motivi sono di carattere tecnico e possono essere svariati tra cui:

  • Necessità di avere i dati (per legge) in datacenter qualificati e non voler sostenere la spesa.
  • Essere flessibili rispetto alle richieste (se i miei clienti improvvisamente aumentano, nel cloud posso aumentare le risorse alla bisogna. Ovviamente vale anche il contrario).
  • Avere un basso prezzo di avvio (penso alle startup che possono partire con basse risorse e bassi costi limitando i rischi).

Le tante forme del Cloud

A questo punto dovresti avere le idee un po’ più chiare sui motivi che spingono alcune aziende (il cloud non è per tutti), ma vediamo cos’ è questa parola inglese con la quale ci riempiano la bocca ogni giorno (e spesso in maniera impropria). Mi trattengo dal cercare una definizione nel web e tento di darti la mia versione più semplice e sintetica.

Per una azienda andare sul Cloud significa spostare Dati, Applicazioni e Servizi su una infrastruttura di proprietà di una azienda esterna, pagando l’affitto. Tale infrastruttura è flessibile ed espandibile in tempi brevi e in modalità on-demand / self-service. Questa definizione è chiaramente incompleta, ma credo sia un buon punto di partenza.

Il Cloud infatti è un po’ più articolato e per capirlo bene dobbiamo scendere un po’ più nei dettagli, innanzitutto ci sono due tipi di Cloud:

Public Cloud

Fanno parte di questa categoria i grandi brand di servizio cloud come AWS (Amazon), Google Cloud (Google) e Azure (Microsoft). Questi colossi hanno datacenter sparsi in tutto il mondo e forniscono il servizio tramite portali dedicati totalmente automatizzati.

Private Cloud

Con questo termine si intendono servizi uguali a quelli del cloud (self-service e on-demand) ma che vengono eseguiti su infrastrutture interne all’azienda.

Ad esempio esistono dei server che possono essere comprati da Dellemc o da HPE (principali fornitori mondiali) sui quali può girare l’ambiente Azure che a quel punto sarà interno all’azienda. I principali nomi di questa categoria sono OpenStack (Red hat), vSphere (VMware) e Azure (Microsoft).

La realtà che si sta delineando però non è così netta e quasi tutte le aziende si stanno orientando su soluzioni Hybrid Cloud e cioè una combinazione dei due mondi Public e Private dove alcuni servizi risiedono internamente e altri sono su un Cloud esterno.

Uno degli approcci, ad esempio, è quello di tenere le applicazioni più importanti (i gioielli) in azienda mentre tutti quegli strumenti da tutti giorni (la mail ad esempio) sul Cloud.

Nell’adottare risorse esterne è bene tenere sempre a mente il discorso sicurezza, soprattutto nell’era post-GDPR dove dobbiamo tutelare i dati sensibili che in quel caso non sarebbero più a portata di mano ma in un datacenter che magari non vedremo mai.

Il fantastico mondo dell'”As A Service

Una conseguenza naturale del Cloud sono appunto una serie di nuovi paradigmi quali IaaS,PaaS e SaaS, cerchiamo di capire questi acronimi che sembrano più nomi di folletti fatati che altro.

IaaS (Infrastructure as a Service)

In questa definizione ricadono i grossi nomi detti prima (AWS,Google e Azure) che forniscono delle vere e proprie infrastrutture informatiche sotto forma di servizi automatici (self-service), espandibili (on-demand) e molto flessibili.

PaaS (Platform as a Service)

Con PaaS si intendono quei servizi che oltre all’infrastruttura forniscono anche l’ambiente per le applicazioni (ad esempio i Database,l’ambiente Java…) automatizzando parte del lavoro per quelle aziende che sviluppano software e non si vogliono occupare degli oggetto “a corredo” per far funzionare il loro codice. Un esempio famoso è Docker che introduce il concetto di container (ma questa è una storia per un’altra volta…)

SaaS (Software as a Service)

Questo termine indica tutti quei software aziendali che sono presso cloud pubblici e sono già pronti ad essere utilizzati, ad esempio Google Docs, Office 365, Salesforce CRM. in questo caso il cliente diventa solamente utilizzatore finale.

Questi tre sono solo alcuni esempi ma il mondo “As A Service” è in evoluzione e rimaniamo in osservazione dei nuovi “X”aaS (dove l’unico limite di “X” rimane la nostra fantasia), non solo nel mondo dell’informatica.

Potrei farti l’esempio di “Taxi as a Service” o di “Alloggio as a Service”, per ricordare due società nate senza possedere automobili la prima (Uber), senza possedere case/alloggi (AirB&B) che comunque sono diventate leader nel settore dei trasporti e degli affitti.

Queste società hanno utilizzato l’approccio 100% cloud, nel lessico di quest’ambiente “cloud native”. In questo settore sono diversi gli attori in gioco (il già citato AWS e Pivotal ad esempio), il vantaggio di questo approccio è quello che dicevo prima, applicazione distribuita e facilmente scalabile.

Spero che arrivato fin qui tu abbia una panoramica più chiara di cosa è il Cloud e come è composto. Come ho scritto il Cloud non è per tutti, ma è anche vero che non deve essere adottato totalmente, ma può essere utilizzato solo per alcuni servizi, trasformandolo così in un utile strumento e non per forza di una filosofia da accettare in toto.

Se hai altre domande relative al cloud o vuoi suggerire altri temi da approfondire in questo blog scrivilo nei commenti o mandami un messaggio qui.