Una interessante breve storia del “computing”

Parto con una breve introduzione storica su ciò che è avvenuto in passato. Se puoi fermarti un attimo e fare una fotografia della situazione attuale del computing, ovvero dell’elaborazione dei dati, ci si sta rendendo conto che la transizione verso il cloud è ormai avviata. D’altro canto questa non sarà la via maestra per il futuro del computing. Ricordo che quando sono entrato nel mondo IT, erano gli anni 2005/2006, esistevano ancora in produzione sistemi chiamati mainframe, ovvero grandi supercomputer che elaboravano i dati e li custodivano al loro interno come delle grandissime roccaforti impenetrabili, processori realizzati ad hoc (SPARC, ITANIUM, MOTOROLA ecc. ecc.).

Poco prima dell’inizio degli anni 2000 una startup di nome VMware iniziava i primi esperimenti sulla Virtualizzazione dei server, rilasciata poi con il primo prodotto (GSX/ESX) per consentire ad un server di ospitare più macchine al suo interno.

Lo sviluppo esteso di questa tecnologia, insieme alla crescita delle capacità di calcolo dei processori x86, principalmente INTEL e AMD, hanno portato a quel processo chiamato “migrazione verso il mondo OPEN“, un mondo che tuttora possiede gran parte del mercato IT.

La dislocazione dei server, con il tempo diventata pesante in casa, ed il modello distribuito non andava più così bene alle aziende che comunque crescevano e dovevano investire in un proprio datacenter, dovevano raffreddare l’ambiente, pagare la corrente e metterci persone a gestire questo hardware. Così, è iniziata la migrazione verso i cosiddetti servizi cloud, ovvero lo spostamento dei server e delle altre apparecchiature in outsorcing verso grandi cloud provider o datacenter presenti sul territorio.

Questo indubbiamente è stato un trend forte e ancora non del tutto compiuto nel nostro paese, per vari motivi che si possono sintetizzare in questo modo. Il futuro dell’elaborazione dati e quindi dello stesso “computing” dove ci porterà?

Il futuro dei servizi cloud

Non credo di esser un profeta, ma lo scenario è ormai definito, il cloud computing non basta più. Le reti sono sempre più preformanti ed i dati richiedono un elaborazione in tempi strettissimi. Dall’architettura centralizzata ci si sposta verso l’edge computing, ovvero l’elaborazione dei dati alla fonte. Non è assolutamente sbagliato e riporta gran parte del computing vicino all’edge ovvero ai margini della rete.

Oltre all’esempio ormai noto e anche inflazionato della guida autonoma posso farti altri esempi di come questo:

Prova a pensare ad un medico che indossa occhiali a realtà aumentata e spiega ad uno staff di medici di un ospedale, dall’altra parte del mondo, come eseguire un intervento chirurgico su un paziente.

Sembra fantascienza, ma è già possibile con le tecnologie attuali. In questi casi specifici non è pensabile che ci siano latenze o rallentamenti. La postazione del medico remota deve poter comunicare in real-time con il terminale dell’ospedale dove i medici studieranno ogni fase ed ogni movimento del dottore che simula l’intervento. In questo caso, come in tanti altri esempi, si potrebbe dire che il cloud computing non è necessario, ma è necessaria una connessione diretta molto veloce tra ospedale e medico remoto.

Un altro esempio potrebbe essere quello dei sensori che raccolgono informazioni e dati in un negozio o in un centro commerciale: queste informazioni non hanno tempo e non possono essere elaborate nel cloud, devono esser immediatamente elaborate per suggerire al cliente sul suo smartphone quale prodotto acquistare o indicargli dove si trovano determinati articoli o prodotti in promozione.

Quindi puoi immaginarti da qui ai prossimi 5 anni uno scenario di nuovo cambiato, che dal Core (datacenter in cloud private o public) si sposta alla frontiera (edge). Questo implicherà lo sviluppo di sistemi per gestire i dati alla frontiera, come ad esempio i datacenter di prossimità.

Uno strumento che farà decollare questo mondo è sicuramente rappresentato dalle reti 5G, che metteranno a disposizione una banda talmente ampia da poter immaginare un futuro completamente diverso dal nostro presente e dal modo che abbiamo oggi di intendere l’information technology.

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