Le principali possibilità disponibili oggi sul mercato per posizionare i tuoi dati e servizi aziendali.

Questo titolo ha attirato la tua attenzione? L’articolo che stai per leggere farà il punto sulle possibilità che hai oggi a disposizione sul mercato per posizionare i tuoi dati e servizi aziendali.

L’idea mi è venuta qualche giorno fa durante una riunione con un cliente, CIO di una grossa azienda del nord Italia. A un certo punto della chiacchierata, mi ha accennato alla sfida che dovrà affrontare insieme al suo team nel prossimo anno: lo spostamento degli uffici (ora sparsi in più sedi) in una nuova struttura unica.

Se di per sé si tratta di una grande opportunità per ottimizzare i processi, è vero anche che entra in gioco una questione molto delicata. Uno di questi uffici infatti contiene tutta l’infrastruttura informatica, che è diventata un peso dal punto di vista della mobilità: un conto è spostare computer, telefoni e scrivanie, ma interrompere i servizi offerti è tutto un altro paio di maniche!

Ed eccoci tornati alla domanda di partenza: dove puoi mettere i tuoi dati aziendali?

Esistono tante soluzioni diverse a seconda del tipo di azienda e dell’approccio che vuole adottare (da quello più “protettivo” a quello più “mobile”).

Metto subito in chiaro una cosa, però: non ne esiste una che sia migliore delle altre a priori. Riflettendoci, è un po’ come quando compri un’auto. Una Lamborghini magari ti piace di più di una Ford station wagon, ma hai mai provato a caricarci un passeggino e le borse della spesa? In questo caso, la necessità indica la soluzione. E in fin dei conti l’IT non è troppo diverso.

Ricapitolando, di seguito ripercorrerò le principali opzioni, spiegando per ciascuna di loro le caratteristiche, i pro e i contro. Sono sicuro del fatto che, leggendo, ti verrà naturale identificarti

1. Infrastruttura interna all’azienda

Questa soluzione è la più classica e la più diffusa in Italia.

L’approccio è semplice: l’IT Manager (o il CIO, o chiunque altro gestisca il comparto informatico in azienda) fa il punto sulle necessità e “fa la spesa” di conseguenza.

Server, storage, networking, hypervisor, firewall, wireless, sistemi operativi, database, ERP, CRM… insomma, crearli da zero e mantenerli negli anni non è esattamente una passeggiata.

Questa soluzione richiede sicuramente parecchie competenze di stampo tecnico e manageriale.

Non sto dicendo che il team IT interno debba conoscere a menadito tutti i paroloni che ho appena citato (per fortuna esistono i consulenti!), ma deve avere quantomeno un’infarinatura generale per essere capace di fare fronte alle sfide quotidiane che questa soluzione comporta (credimi, non sono poche!) e per fare da collante tra i vari argomenti che si intrecciano.

Pro e contro dell’infrastruttura IT interna all’azienda

Il più grande vantaggio è la velocità di risposta in caso di guasti o problemi. Pensaci: puoi visionare, toccare, spegnere e riaccendere tutti gli apparati. Se nella stanza di fianco si rompe un cavo, ti basta aprire una porta e cambiarlo nell’arco di pochi minuti; e lo stesso discorso è valido per un disco, uno switch ecc.

Dal punto di vista economico l’analisi non è semplice. In linea generale credo che questa sia una delle soluzioni più economiche (almeno su un periodo di 3-5 anni), ma non per tutti.

Mi spiego meglio: se la tua azienda possiede una grossa infrastruttura e la deve migrare sul cloud, trasformerà la sua spesa da Capex a Opex (in parole povere, da una grossa spesa ogni 3-5 anni a un noleggio regolare mese per mese). Ma se calcoliamo il totale speso negli anni citati, molto probabilmente scopriamo che andrà a spendere di più con il cloud (ma in tal caso avrà già una previsione della spesa annua).

Il discorso è ancora diverso se la tua azienda è una startup; in tal caso, il cloud diventa più appetibile.

2. Datacenter esterno

La seconda soluzione è una via intermedia tra l’infrastruttura interna e il cloud: i dati non risiedono in azienda, ma presso il datacenter di una società terza (collegato tramite MPLS o alla peggio tramite VPN).

In tal caso, puoi agire in due modi:

  1. Prendi i tuoi server, storage, networking e tutto quello che hai in sala macchine e lo sposti all’interno del suddetto datacenter (in tal caso si parla di “colocation“).
  2. Noleggi l’infrastruttura (tipicamente dalla stessa azienda proprietaria del datacenter) e ci metti dentro i tuoi servizi.

Indipendentemente dalla sfumatura che preferisci, l’idea è quella di poter ancora “toccare” le macchine. Nei fatti, però, spesso ti toccherà alzare il telefono (o aprire un ticket) per rivolgerti all’intermediario preposto e aspettare il suo feedback. Non c’è da stupirsi se i minuti diventano ore.

I requisiti sono praticamente gli stessi rispetto alla prima soluzione, salvo il fatto che non ti devi dotare di un datacenter, che a volte può diventare un peso (soprattutto se entrano in gioco degli obblighi di legge).

Pro e contro del datacenter esterno

Come ho appena accennato, non devi più preoccuparti di avere un datacenter con tanto di climatizzatore, corrente ridondata, accesso controllato; ci sarà qualcuno che lo fa per te. Se mai ti troverai nella situazione del cliente di cui ti parlavo all’inizio, spostare gli uffici non sarà più un dramma.

Di contro, poco ma sicuro, c’è la velocità di esecuzione e reazione. Per intenderci: se c’è un cavo da attaccare devi chiedere a qualcuno di farlo, se vuoi guardare i led di un server devi chiedere a qualcuno di farlo, se vuoi cambiare un disco rotto… beh hai capito! 😉 Devi mettere in conto un certo margine di ritardo alle tue operazioni.

Non dimenticare che le macchine non sono di tua proprietà. Un eventuale cambio di datacenter quindi non è un “semplice” spostamento di pezzi di ferro, ma una nuova migrazione di tutti i dati via rete.

3. Infrastruttura in cloud

Eccoci arrivati all’ultima soluzione, che puoi approfondire nell’articolo dedicato LINK: il cloud.

Mi riferisco al cloud pubblico per eccellenza (AWS, Azure e Google per essere chiari).

Per farla breve, utilizzi un’infrastruttura già pronta dove carichi le tue macchine virtuali (o direttamente i tuoi servizi) e riponi i tuoi dati. A differenza delle altre due opzioni, in questo caso non puoi toccare con mano i server e devi tenere in conto tempi di reazione ancora più lunghi.

La vera differenza, però, è il cambio di paradigma. Mi spiego meglio. Se vuoi trasferirli nel cloud, devi ristrutturare i tuoi servizi aziendali assicurandoti che:

  • resistano all’eventuale blocco di una macchina virtuale o al crash di un servizio;
  • siano scalabili e possano quindi andare incontro alle tue necessità di performance in quel momento.

Tanto per cambiare, il nodo sta nelle competenze. Devi conoscere in profondità non solo i tuoi applicativi aziendali, ma anche l’ambiente che andrai ad adottare (AWS, Azure, Google ecc.). La migrazione infatti è una vera e propria ristrutturazione, non solo un semplice spostamento di dati.

Pro e contro

Ne ho parlato in modo ben più approfondito nell’articolo dedicato al cloud (link), ma riassumerei la questione così:

  • Il cloud è molto appetibile per una startup, per la scalabilità e il prezzo iniziale contenuto.
  • Un’azienda già avviata invece dovrebbe valutare molto attentamente un’eventuale migrazione, sia in termini tecnologici sia in termini economici.

In conclusione, non esiste una risposta che vada bene per chiunque, perché tutto dipende dalle esigenze dell’azienda, dalla natura dei servizi che offre, dalla sua propensione alla trasformazione e dalla sua capacità di spesa. Ormai ti sarai abituato a sentirti dire tanti “dipende”, ma è così che stanno le cose! Spero però di averti dato tutti gli elementi per una valutazione ponderata.

Se vuoi approfondire questo argomento e vuoi capire qual è la soluzione migliore per la tua azienda, sarò felice di confrontami con te. Entra in contatto con me su Linkedin.

Dario Bartolucci