Il mondo professionale dopo il Covid-19 non è più lo stesso.

Oggi la parola “Smartworking” è entrata nel gergo comune e lavorare da remoto (per coloro che possono) è non solo una possibilità, ma a volte un obbligo.

Si apre perciò un mondo più complesso per i reparti IT, dove i problemi degli utenti si amplificano per effetto del fatto che questi ultimi sono a casa loro, ben distanti dall’azienda.

In aggiunta poi, far lavorare gli utenti da casa significa anche sparpagliare ulteriormente i dati sensibili dell’azienda che viene conservata nei portatili dei suoi dipendenti.

E allora che si può fare per permettere il lavoro da casa mantenendo la sicurezza e il controllo centralizzato in azienda?

La risposta è VDI (Virtual Desktop Infrastructure)

In pratica una infrastruttura che permette di far lavorare le persone su macchine virtuali situate in azienda, senza però perdere fluidità nelle operazioni.

Questa soluzione garantisce il controllo centrale al reparto IT e l’indipendenza dall’ oggetto fisico utilizzato dal dipendente, sia esso un portatile, un tablet o quant’altro.

Mantenendo inoltre i dati sensibili sicuri all’interno del perimetro aziendale.

Non voglio spacciare il VDI come una novità, sono più di 15 anni che esiste questa tecnologia (in forme più o meno stabili e funzionanti), ma oggi i tempi sono maturi, i costi ridotti e la situazione globale non è mai stata così bisognosa di queste tecnologie come oggi.

Per conoscere al meglio questo mondo abbiamo pensato che il metodo migliore sarebbe stato sentirlo raccontare direttamente dalle parole di chi da anni lo utilizza con successo gestendo migliaia di utenze.

Parliamo di Roberto Ganio Mego, Responsabile Architetture e Datacenter del Gruppo Iren, una delle più importanti multi utility del panorama italiano.

Assieme a lui ripercorriamo caratteristiche, vantaggi e svantaggi del VDI con gli occhi dell’ esperienza diretta sul campo.

Buon ascolto: